Moti aquilani:Molinari,mi preoccupava D'Alfonso,Marini mediò

Dopo anni emevo storica doppia velocità costa-montagna

(ANSA) - L'AQUILA, 27 FEB - "Quando si cominciò a parlare di D'Alfonso come presidente della Regione confessai le mie preoccupazioni a proposito della doppia velocità dell'Abruzzo al compianto Franco Marini. E lui mi disse: verrà all'Aquila e gli farò promettere ufficialmente che si impegnerà per il capoluogo come per la costa". A cinquanta anni dai Moti dell'Aquila questo è uno dei ricordi prodotti da quei fatti dello storico ed amato arcivescovo metropolita, Giuseppe Molinari, aquilano doc a capo della Curia aquilana dal 1998 al 2013, e si riferisce a fatti tutto sommato più recenti di quelle sommosse del 1971.
    Molinari, 82 anni, a riposo nella casa della sorella all'Aquila, è stato ordinato sacerdote nel 1962, ha vissuto la sommossa popolare del 27 e 28 febbraio del 1971 scoppiata per la contesa con Pescara sul capoluogo e sulle sedi degli assessorati della Regione appena insediata.
    Nel 1971, sacerdote da nove anni, Molinari era parroco di San Biagio, aiutava nella parrocchia di San Pietro e in cattedrale, e seguiva gli studi di teologia a Roma. Oltre ad insegnare al liceo classico nel capoluogo regionale.Nel 2001 organizzò un convegno sui Moti: "Lo scopo del convegno organizzato dalla Curia a trenta anni dai Moti dell'Aquila era la prospettiva di riconciliazione, ma il mio modesto pensiero è che la costa non può crescere senza che lo sviluppo ci sia anche nella parte montana, interna, insomma si cresce insieme, inutile litigare: e in questo senso il messaggio è ancora molto attuale non solo per l'Abruzzo, ma per tutto il mondo, a maggior ragione con le ulterori distanze sociali causate dalla pandemia". "Nel mio intervento, nel 2001, al convegno che organizzammo come Curia all'Aquila e che vide la presenza, tra gli altri, del compianto Franco Marini e di Sandro Curzi, feci quella che io considero una piccola, innocente, furbata: citare ed illustrare un articolo di Civiltà Cattolica che faceva il confronto tra la Dottrina sociale e i principi della Internazionale socialista.
    Curzi scrisse 'a Milano fate sindaco il cardinale Martini, a L'Aquila fate sindaco il vescovo Molinari'. Mi fece piacere - confessa il prelato -".
    Sempre tornando indietro con il pensiero al convegno per il trentennale, Molinari ricorda anche qualche aneddoto: "mi accorsi che non tutti capirono il senso del convegno: ognuno rimase sulle proprie convinzioni. Lo storico Colapietra scrisse che Molinari aveva il sogno di rifare la Grande L'Aquila, come da modello fascista. Invece, cercavo di dire 'il passato è passato, pensiamo al presente e al futuro', impostando la gestione politico-amministrativa dell'Abruzzo sulla massima collaborazione tra la costa e l'interno e montano: due velocità non fanno bene né all'uno, né all'altra. Tra l'altro all'evento invitammo tutti: ai lavori furono presenti tra gli altri l'ex parlamentare del Pci Alvaro Iovannitti e l'avvocato Biagio Tempesta, uomo di Destra, sindaco dell'Aquila". (ANSA).
   

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